giovedì 27 settembre 2012

Prosegue la persecuzione mediatica contro Grillo

Che Repubblica abbia il dente avvelenato contro Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle è noto da tempo, anche se non ne sono mai capite fino in fondo le ragioni.
Forse riconducibili al ruolo di organo di complemento che il giornale di Largo Fochetti ha assunto per conto del Partito Democratico, di cui si è prestato nel tempo a tutelare l'intera nomenklatura: dal pupillo di Scalfari, Walter Veltroni, ai vari Fassino, Violante, D'Alema, Finocchiaro, per non parlare di Giorgio Napolitano che, per ordine del fundador, ha sempre sommamente ragione mentre chi lo critica ha comunque torto marcio, anzi è un eversore.
Che il giornale di riferimento di quella che un tempo era la sinistra liberale abbia preso una deriva del genere non può certamente fare piacere a nessuno.
Anche l'antiberlusconismo di maniera, dispensato in questi anni in quantità industriali, basti pensare al vergognoso (per l'intelligenza dei lettori!) e stucchevole tormentone delle dieci domande sulla vicenda Ruby rilanciato per mesi dalle sue colonne, doveva far sospettare, piuttosto che ad una battaglia di idee e alla difesa di principi e valori non negoziabili o alla proposizione di una politica alternativa,  al mero tentativo di mettere in cattiva luce l'antagonista principale del Partito Democratico, avendo rinunciato in partenza, per gli evidenti limiti della sua dirigenza, a far brillare questa forza politica di luce propria.
Ma la cosa è diventata evidente soltanto dopo la caduta del governo Berlusconi e l'avvento di Mario Monti a Palazzo Chigi.
Fino a quel momento nessuno avrebbe potuto immaginare che la difesa della logora e inetta nomenklatura piddina sarebbe arrivata al punto da sostenere senza risparmio di mezzi la ricetta ultraliberista e profondamente iniqua del preside della Bocconi che, nonostante non abbia tirato fuori l'Italia dal purgatorio finanziario, ci ha portato dritti dritti al disastro economico attuale, con i principali indicatori macroeconomici a livelli raccapriccianti.
Il bersaglio quotidiano di Eugenio Scalfari e Ezio Mauro è dunque diventato Beppe Grillo, contro il quale viene costruita in modo scientifico una sistematica campagna di diffamazione, sulla base di non notizie, voci presunte, illazioni malevole, destituite di ogni fondamento. 
Questo blog, pur non avendo nessun legame e  frequentazione con il Movimento 5 Stelle ma prendendo semplicemente atto del ruolo straordinario di supplenza democratica che esso sta attualmente svolgendo di fronte alla implosione fragorosa del regime partitocratico, riuscendo a mediare le possibili degenerazioni violente della protesta sociale, ha denunciato più volte lo scandalo di questa aggressione mediatica senza precedenti.
L'ultima della serie è quella di aver scovato e prontamente pubblicato una vecchia foto in cui si vede Beppe Grillo seduto accanto a Franco Fiorito, alias er Bartman, il capogruppo PDL della Regione Lazio balzato agli onori della cronaca per la clamorosa vicenda ostriche e champagne.



In fondo è un'inezia, una semplice spigolatura giornalistica, di cui sono ricchi i quotidiani on line pescando dal mare magnum della rete, e come tale non dovrebbe destare particolare curiosità.
Forse che Franco Fiorito (che comunque non è Totò Riina) fosse un marziano e non il capogruppo del partito di maggioranza della Regione Lazio? O che questa sia l'unica foto in cui compare in pubblico accanto ad un volto noto?
Ma spiattellata lì come "Il Caso. Il web non perdona..." ha un chiaro effetto intimidatorio, come se a Beppe Grillo si mandasse a dire: ti stiamo addosso e siamo disposti a tutto.
Ecco cos'è diventato uno dei principali organi d'informazione!