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lunedì 12 dicembre 2011

Le previsioni 'azzeccatissime' di Eugenio Scalfari: FTSE MIB sotto del 3,60%!

I lettori di Repubblica si saranno sicuramente accorti che il suo fondatore, Eugenio Scalfari, sta attraversando un periodo assai fervido e fecondo, insomma una seconda giovinezza. Dando il meglio di sé proprio in coincidenza con la crisi politica italiana e la tempesta finanziaria che si è abbattuta sul nostro paese.
Oltre ad analizzare dal suo consueto osservatorio domenicale la crisi politica italiana dispensando consigli e ammonimenti a coloro che ne sono e ne restano i protagonisti, ha iniziato a tessere le lodi del governo Monti prima ancora che il professore lasciasse la sua scrivania all'università Bocconi.
Come i lettori di questo blog sanno,  già il 10 novembre la corazzata mediatica del gruppo De Benedetti aveva preso il largo invocando il suo incarico per intercessione del presidente Napolitano e sparando ad alzo zero contro chiunque, fosse pure Antonio Di Pietro, avesse voluto eccepire alcunché.
Il 27 novembre Scalfari scendeva direttamente in campo non mandandole a dire a quanti a sinistra (ma anche sul fronte opposto) restavano perplessi sull'opportunità politica di un governo tecnico senza un passaggio elettorale che ne ratificasse l'imprevisto insediamento: "Questo è lo schema del governo istituzionale e costituzionale. Chi non capisce che esso non confisca affatto la democrazia e non umilia affatto il Parlamento, al quale anzi affida piena centralità svincolandolo anche dalla sudditanza ai voleri del "premier" (com'è accaduto nell'appena trascorso decennio berlusconiano) e potenziando il suo diritto-dovere di controllare il governo e la pubblica amministrazione; chi non capisce queste lapalissiane verità è in palese malafede oppure mi permetto di dire che è un perfetto imbecille."
Parole talmente sopra le righe da costringere tre giorni fa persino il curatore della sua opera omnia in Mondadori, che sta lavorando alla stesura di un Meridiano a lui dedicato, Angelo Cannatà, a prenderne le distanze indirizzandogli una lettera aperta su Il Fatto Quotidiano: "Non va bene. L’intellettuale che ho apprezzato leggendo [...] non può aver pensato davvero che quanti usano una chiave ermeneutica diversa dalla sua, siano “perfetti imbecilli”.
Parole gettate al vento, perché non solo Scalfari non si è rimangiato la voce dal sen fuggita ma, nell'editoriale di ieri il cui titolo eloquentemente recita I due Mario l'Europa l'hanno salvata, ha cantato il Magnificat per il tandem Draghi-Monti, pronosticando già per la giornata di oggi un andamento dei mercati euforico, ergendosi addirittura a termometro degli stessi.
Infatti scrive che dopo la riunione della BCE del 7 dicembre e il successivo Consiglio dei capi di governo UE, "il mio ottimismo si è rafforzato. Lo dichiaro qui perché, oltre ad essere un giornalista, sono anche un risparmiatore, un consumatore, un elettore, sicché il mutamento delle mie aspettative potrebbe anche rappresentare un "test" di analoghi mutamenti sociali. Del resto i mercati di venerdì l'hanno già resi visibili ed è probabile che i mercati di domani emettano un giudizio ancora più esplicito per quanto riguarda lo "spread", l'andamento delle Borse e il rendimento dei debiti sovrani." 
Detto fatto! Oggi, a mezz'ora dalla chiusura, l'indice FTSE della Borsa di Milano accusa un calo del 3,39% in un contesto europeo tutto  negativo con le borse di Francoforte, Londra e Parigi che registrano pesanti ribassi, inferiori sia pur di poco a quelli di Piazza Affari; e il famigerato spread Btp-bund tornato pericolosamente sopra i 450 punti.
Eh Scalfari, come la mettiamo adesso con questo inaspettato "umore nerissimo dei mercati"? E con i media che hanno giudicato nel complesso deludente la Tregiorni europea tra Francoforte e Bruxelles?
Possibile che siano tutti imbecilli, persino i tanto osannati mercati?

Ma in fondo non ci voleva tanto a capire che il vertice europeo si era concluso, se non con un nulla di fatto, ben al di sotto delle aspettative. A parte il 'piccolo' particolare dell'Inghilterra che ha fatto le valigie da Eurolandia, peraltro rispettando i pronostici dei bookmakers, resta il fatto che la sovranità fiscale dell'Europa è di là da venire (se ne riparlerà di nuovo più concretamente nel marzo prossimo) e il tutto resta aggrappato ad un comunicato finale dei capi di governo quantomai fumoso e zeppo di bizantinismi.
Nel frattempo la tempesta finanziaria è lungi dall'essersi placata.
Si sta, come d'autunno, sugli alberi, le foglie.
L'Europa targata Merkel, con la fissazione dei conti in ordine, si avvia a condannare i propri membri ad una severa recessione, avendo in scarso peso l'indiscutibile verità che il risanamento finanziario è impossibile senza crescita economica; anzi ne rappresenta la principale controindicazione.
Eppure la Grande Depressione degli anni Trenta avrebbe dovuto insegnare qualcosa! Ma nella plumbea atmosfera dei vertici europei a guida tedesca la grande lezione di John Maynard Keynes è stata immolata sull'altare del più bieco monetarismo.
Così mentre a Francoforte Mario Draghi ha il suo bel da fare per indurre a più miti consigli i membri del direttorio della BCE; Mario Monti, per legittimarsi agli occhi dei tedeschi, impone agli Italiani una pesante stangata fatta tutta di misure antipopolari, dal fortissimo impatto recessivo.
Per giunta di scarsissimo livello intellettuale.
Proprio non ci voleva un professore della Bocconi per aumentare il prezzo dei carburanti, l'Iva, raddoppiare l'Ici, deindicizzare le pensioni, allungare bruscamente l'età  pensionabile, tagliare i trattamenti pensionistici. 
E al tempo stesso assegnare gratis le frequenze TV liberate dal digitale terrestre cancellando i sicuri lauti proventi di un'asta pubblica, rinunciare a priori ai proventi di un'imposta patrimoniale, riscudare i capitali all'estero con un ridicolo 1,5%, rinviare alle calende greche i tagli ai costi della politica.
Lo stesso Scalfari, pur avendo sponsorizzato il governo Monti ben prima della prima ora, è costretto ad ammettere che "dopo il bollino del rigore che ha recuperato la nostra credibilità nelle sedi internazionali" sul fronte dello stimolo della domanda "Monti  ci ha lasciato a bocca asciutta". Che è un po' come mettere le mani avanti di fronte al crescente e diffuso malcontento sociale.
Ma come abbiamo potuto osservare con le previsioni fasulle di Scalfari, i cosiddetti 'tecnici' sono capaci di dire e di fare tutto e l'esatto contrario, perché le questioni prima di essere tecniche e economiche sono profondamente politiche.
Ecco perché restiamo contrari al finto governo tecnico che fa rientrare dalla finestra quello che la politica ha, solo apparentemente, messo fuori dalla porta.
          

lunedì 5 dicembre 2011

Dentro la macelleria Monti, Bersani fa il pesce in barile

E' molto interessante leggere oggi l'analisi del vicedirettore di Repubblica, Massimo Giannini, sulla manovra appena varata dal governo Monti.
Riconosce che "dal governo dei Professori ci saremmo aspettati qualcosa di più" ma ritiene che si sia fatta "un po' meno 'macelleria sociale' di quanto si temeva".
Poi affonda il colpo: "Non serviva un autorevolissimo tecnico prestato alla politica come Monti, che con i suoi atti ha combattuto in Europa i grandi trust del pianeta e che con i suoi articoli si batte da anni per la modernizzazione del Paese, per varare una manovra che ha comunque un vago sapore di stangata vecchio stile. Non serviva una squadra d'élite per mettere insieme un pacchetto di misure che comprendono la solita infornata di imposte per i contribuenti e la solita carestia di risorse per gli enti locali."
Il giudizio è talmente negativo che non richiede ulteriori commenti. Anche per Giannini è sconcertante che la manovra sia in gran parte fatta di aumenti di imposte e tasse (ben 17 su 30 miliardi), tenuto conto che la pressione fiscale per Bankitalia viaggia e viaggerà (a maggior ragione nel prossimo biennio) su livelli record.
Adesso non staremo lì a stroncare, uno ad uno, i singoli provvedimenti.
Comunque, il quadro tracciato non lascia adito a dubbi: la manovra è profondamente iniqua.
Infatti Giannini è costretto ad ammettere, ad uso e consumo dei suoi lettori,   che "Con la pistola del Cavaliere alla tempia, il premier ha dovuto rinunciare a spostare drasticamente il prelievo, dal reddito al patrimonio. È deludente che un governo tecnico non sia stato in grado di varare un'imposta sulle grandi fortune sul modello francese, e non abbia nemmeno tentato di riequilibrare l'imposizione sulle rendite finanziarie (ferma al 20%) rispetto a quella sul lavoro (ormai a quota 36%)."
Così come è stato fatto un buco nell'acqua nel contrasto all'evasione fiscale (che ogni anno vale 120 miliardi di euro, all'incirca il totale delle cinque manovre fatte nel 2011).
Insomma: non è colpa di Monti se la manovra è inguardabile.
Per i vertici di Repubblica, la colpa è ancora una volta del Cavaliere (sempre lui), che ha preteso dal Professorone ampie rassicurazioni sulla mancanza di un'imposta patrimoniale e di una seria lotta agli evasori.
Diamo per buona questa interpretazione. Ma il leader dell'opposizione che fu, Pierluigi Bersani, che cosa ci stava a fare nel frattempo?
Ad accettare supinamente i diktat berlusconiani? E a farsi non solo passare sopra la propria testa una riforma delle pensioni, spietata, ma persino quella che Giannini riconosce come la "tassa sul pensionato", cioè il blocco della rivalutazione dei vitalizi sopra i 940 euro mensili. 
Traduzione bocconiana: l'inflazione? Scarichiamola su pensionati poveri e dipendenti col contratto bloccato!
Bersani, che ieri sera si è detto "parzialmente deluso" (ma anche, come direbbe Se po' ffà Veltroni, parzialmente soddisfatto), facendo la sua consueta parte di pesce in barile, non è riuscito neppure a spuntare che sui capitali già scudati a suo tempo col misero 5% da Tremonti, fosse fatta pagare una maggiorazione più alta dell'innocuo1,5%.
Soltanto per fare un paragone, l'Inghilterra farà pagare il 50% dei redditi generati sui conti svizzeri dai cittadini di sua Maestà, oltre una sovrattassa.
La macelleria Monti, che notoriamente non fa sconti a nessuno, chissà perché, a coloro che hanno portato illecitamente i capitali all'estero, spesso di matrice criminale, concede un privilegio incredibile: solo il 6,5% di tassazione.
Insomma anche questa volta, l'incorreggibile PD lascia che la sua gente venga fregata alla grande, all'ombra del governo tecnico. Bravo Bersani!
Ragassi! 'Sto segretario qui è proprio un portento!