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giovedì 7 marzo 2013

Ma perché PD e PDL non continuano a governare insieme??

Nel totale caos politico di queste ore, con i due grandi sconfitti PD e PDL che cercano di esorcizzare la débacle elettorale, sparlando a vanvera contro i cittadini eletti nelle fila del M5S e addirittura rilanciandosi loro stessi per guidare il prossimo esecutivo,  proprio come niente fosse, ancora una volta è Beppe Grillo a pronunciare parole di verità. Infatti sul suo blog un attivista del M5S si domanda:

"pdl e pdmenoelle hanno più punti programmatici in comune tra loro:
1) entrambi vogliono la TAV

2) entrambi sono per il MES
(nda: cioè il fondo salva stati europeo che l'Italia ha alimentato con 20 miliardi di euro, l'importo totale dell'IMU, per consentire alle banche greche e spagnole di restituire i prestiti ottenuti da Francia e Germania)
3) entrambi per il Fiscal Compact
4) entrambi per il pareggio di bilancio
5) entrambi per le "missioni di pace"
6) entrambi per l'acquisto degli F-35
7) entrambi per lo smantellamento dell'art.18
8) entrambi per la perdita della sovranità monetaria
9) entrambi per il finanziamento della scuola privata
10) entrambi per i rimborsi elettorali
Quanti punti programmatici comuni ho trovato così su due piedi??? DIECI. Ne hanno più loro che quello che afferma Bersani con il M5S (lui dice 8). Non per niente hanno governato per un anno e più insieme".
 
Effettivamente l'osservazione non fa una piega: perché Bersani e Berlusconi, nel tempo necessario a cambiare la loro legge elettorale porcata e magari fino alla primavera del 2014 (quando si svolgeranno le elezioni Europee), non continuano a governare insieme, magari con la guida 'esperta' dello stesso Mario Monti, visto che condividono lo stesso programma in quelli che sono dieci punti altamente qualificanti di una possibile azione di governo?
Non saranno solo le cene di Arcore o il caso Ruby a dividerli!
Anche perché se fossero sinceramente intenzionati ad imprimere una svolta nella politica italiana avrebbero entrambi già fatto un  passo indietro, dopo essersi reciprocamente e pubblicamente cosparso il capo di cenere.
Invece, come due sfingi, additano Grillo come il responsabile dell'ingovernabilità e continuano per la loro strada.
Berlusconi che tenta l'inciucio, terrorizzato di restare fuori dalla stanza dei bottoni; Bersani che riunisce una direzione nazionale di impresentabili (ci sono tutti, da D'Alema a Veltroni, anche se quest'ultimo ha almeno la dignità di non parlare) per dettare agli italiani gli otto punti di un'improbabile agenda di governo. Tra questi, ancora una volta, la legge anticorruzione, pure licenziata dall'allegra brigata PD-PDL-Centro nel dicembre scorso e balzata agli onori della cronaca sotto il nome di legge Severino.
"Che cos'è, è uno scherzo?" si domandava ieri Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, dopo aver preso atto, dal gip di Monza, proprio di quello che era il prevedibile effetto della suddetta legge: perché derubricando il reato di concussione per induzione a reato minore, con pene dimezzate e prescrizione più breve, sono saltate (perché prescritte!) le accuse alle coop rosse nel processo a Filippo Penati, già braccio destro di Bersani, cioè le tangenti che secondo l'accusa sono finite ai DS per il recupero delle aree ex Falck e Marelli. Così come accadrà tra poco per il grosso delle accuse allo stesso Penati.
Come si vede, PD e PDL vanno d'accordo pure in materia di giustizia, avendo ognuno  le proprie belle gatte da pelare. 
Pertanto, cosa c'è di meglio di riproporre l'ennesima legge anticorruzione, dietro la cui foglia di fico nascondere definitivamente altre questioni scottanti, per esempio l'affaire Monte Paschi di Siena? 
In fondo la legge anticorruzione serve proprio a questo, ad eliminare all'istante la corruzione, nel senso di far sparire  corrotti e corruttori dalle aule giudiziarie, con il più classico dei colpi di spugna.
E allora ci si accorge che il programma dal PD e quello del PDL sono due gocce d'acqua: in materia di politica economica, giustizia, scuola, beni culturali, difesa, non-tagli alla Casta, esteri. 
Alzi la mano chi vi riscontra differenze sostanziali!
L'unico vero motivo di frizione tra i due partiti, dal punto di vista strettamente mediatico, resta ancora la figura di Silvio Berlusconi che rappresenta per i piddini il simbolo della loro inadeguatezza, essendo riusciti a farlo risorgere più volte dalle sue ceneri.
E' vero, quelli del PD temono che l'abbraccio con il Cavaliere a favore di telecamere si possa rivelare mortale e tradursi alle prossime elezioni in un'ulteriore emorragia di voti, quella definitiva. Con il rischio di lasciare al Movimento 5 Stelle l'intera scena e la maggioranza assoluta dei consensi. 
Ecco perché Bersani vuole sì arrivare a tanto ma solo dopo essere riuscito ad inguaiare Beppe Grillo con un ricatto del tipo: o appoggi dall'esterno il nostro governo oppure faremo credere alla gente che la responsabilità di tornare alle urne tra tre mesi sarà esclusivamente tua. Infatti, checché tu sbraiti, il sistema dei media tradizionali è ancora a nostro completo servizio: in questi giorni ti abbiamo dimostrato che, pur vantando il M5S la pattuglia dei parlamentari più preparati perché quasi tutti laureati, grazie ai nostri giornalisti, siamo stati in grado di metterli alla gogna facendoli passare non solo come degli ignoranti ma, peggio, degli emeriti cretini.

Beppe Grillo ha quindi ragioni da vendere quando proprio oggi sul suo blog mette in guardia deputati e senatori dal cedere alle lusinghe dei conduttori televisivi avvisandoli: Attenti ai lupi!.
"Il loro obiettivo è, con voce suadente, sbranare pubblicamente ogni simpatizzante o eletto del M5S e dimostrare al pubblico a casa che l'intervistato è, nell'ordine, ignorante, impreparato, fuori dalla realtà, sbracato, ingenuo, incapace di intendere e di volere, inaffidabile, incompetente. Oppure va dimostrato il teorema che l'intervistato è vicino al pdmenoelle, governativo, ribelle alla linea sconclusionata di Grillo, assennato, bersaniano. In entrambi i casi, il conduttore si succhia come un ghiacciolo il movimentista a cinque stelle, vero o presunto (più spesso presunto), lo mastica come una gomma americana e poi lo sputa, soddisfatto del suo lavoro di sputtanamento. E' pagato per quello dai partiti.
L'accanimento delle televisioni nei confronti del M5S ha raggiunto limiti mai visti nella storia repubblicana, è qualcosa di sconvolgente, di morboso, di malato, di mostruoso, che sta sfuggendo forse al controllo dei mandanti, come si è visto nel folle assalto all'albergo Universo a Roma dove si sono incontrati lunedì scorso i neo parlamentari del M5S. Scene da delirio. Questa non è più informazione, ma una forma di vilipendio continuato, di diffamazione, di attacco, anche fisico, a una nuova forza politica incorrotta e pacifica. Le televisioni sono in mano ai partiti, questa è un'anomalia da rimuovere al più presto. Le Sette Sorellastre televisive non fanno informazione, ma propaganda."
Emblematico il caso di Barbara d'Urso che su Canale 5 ha invitato a parlare a nome del M5S, guarda caso, un signor nessuno, che si era iscritto via internet al Movimento di Beppe Grillo appena il giorno stesso delle elezioni, invitandolo a dialogare con deputati della Lega e facendo così fare al movimento stesso una pessima figura.
Si può pensare di aprire una trattativa politica con partiti che ricorrono a qualsiasi nefandezza pur di screditare quella che dovrebbe essere la loro controparte politica??
Intanto la macchina del fango di Repubblica - L'Espresso continua a vomitare contro il leader del M5S di tutto, prendendo di mira qualunque cosa o chiunque semplicemente sia a lui vicino, persino il suo autista...
Ma questa non ha più nulla a che vedere con l'informazione  nè con il giornalismo, è semplicemente guerriglia  mediatica: vergogna!



mercoledì 27 luglio 2011

La class action del PD: ormai siamo alla farsa...

Raccontano le cronache che il leader democratico Pierluigi Bersani questa volta se la sia presa presa davvero a male.
Sollecitato da più parti a prendere posizione sulla scottante questione morale all'interno del suo partito (la più autorevole è stata la lettera aperta di Marco Travaglio dalle colonne del Fatto Quotidiano di domenica scorsa), dopo le ultime imbarazzanti vicende che hanno visto per protagonisti, in casi giudiziari diversi,  il consigliere Enac Franco Pronzato, coordinatore dell'area Trasporti dei democratici, il capo della segreteria Filippo Penati (all'epoca dei fatti sindaco di Sesto San Giovanni) e il senatore Alberto Tedesco, risparmiato dall'arresto da una decisione parlamentare a dir poco rocambolesca, dopo giorni di silenzio ha ammesso la mancanza di una diversità genetica del PD.
Lo sospettavamo da tempo! Quanto poi a rivendicare una presunta diversità politica come egli fa in questa occasione, beh, per una volta ci risparmi inutili chiacchiere...
Fatto sta che  trovandosi in una posizione politicamente sempre più scomoda, Bersani ha evocato la famigerata macchina del fango che sarebbe in azione contro il suo partito, minacciando sfracelli se non verrà messa a tacere, ovvero querele e, udite udite, una class action degli iscritti a tutela del buon nome del PD.
La qual cosa più che preoccupare fa sorridere, ricordando la famosa raccolta di dieci milioni di firme per le dimissioni di Berlusconi su cui, per carità di patria, è meglio stendere un velo.
'Ragasssi ma siam passi? Non stiam qui a farci rosolare le chiappe...' gli potrebbe mettere in bocca qualche noto comico.
Purtroppo per Bersani e per tutta la politica di questo Paese, c'è poco da scherzare: da mesi sta soffiando, sempre più impetuoso, un vento d'insofferenza verso la Casta, incapace di mandare un segnale forte di efficienza o almeno di rinnovamento e di pulizia.
Ha ragione Beppe Grillo quando dice che PD e PDL sono le facce di una stessa medaglia, senza più valore, che neppure uno sprovveduto accetterebbe più in pagamento.
Ma questi politici dell'Italia del bipolarismo continuano a fare finta di niente, a non spiegare ai cittadini perché al peggio berlusconiano si debba necessariamente contrapporre sempre il solito male dell'opposizione che, con i suoi scheletri nell'armadio, è da tempo bloccata, incapace di rappresentare una valida alternativa al pericoloso governo di Silvio Berlusconi.
Quando finalmente la magistratura interviene e scopre i rispettivi altarini bipartisan, ecco che tutti i leader politici fanno finta di cadere dalle nuvole, come se fossero vissuti fino a quel momento da un'altra parte, mentre dovrebbero essere perfettamente consapevoli di aver costruito il loro consenso elettorale proprio attraverso il metodo delle cordate, dello scambio di favori, degli appalti non trasparenti, delle clientele, delle burocrazie ipertrofiche, avendo rinunciato in partenza a far prevalere la forza delle proprie idee con gli strumenti della politica, in primis la partecipazione e la condivisione delle scelte con i cittadini.
Sì, caro Bersani, dentro quella parte di sinistra che tu dichiari di rappresentare c'è stata una vera e propria mutazione genetica che ha implementato i geni dell'affarismo in una cultura politica che già nella denuncia di Enrico Berlinguer di trent'anni fa era stata contaminata dal virus della partitocrazia.
E' proprio lì, alla fine degli anni Settanta, che si è spezzato il filo della rappresentanza tra gli eletti e gli elettori.
Ecco perché la Casta dei partiti e dei politici oggi è vera antipolitica, non quella dei movimenti spontanei che si stanno finalmente riappropriando delle questioni collettive, esprimendo un bisogno sincero di partecipazione e di contare realmente nelle scelte pubbliche.
Non c'è più spazio (né tempo!) per l'ipocrisia e le solite liturgie della prima e della seconda repubblica.
La misura è ormai colma. 
La vera class action è contro di voi!