giovedì 6 luglio 2023

Mai così

 

Canzone di Mina meno nota di altre, inspiegabilmente, ma come tanti suoi successi ugualmente bellissima: la musica e l'arrangiamento del maestro Bruno Canfora sono da brividi, l'interpretazione dell'artista è superba. 

Per afferrare in pochi attimi, già come semplice percezione sensoriale, cosa sia stato il boom economico italiano a metà degli anni Sessanta sono sufficienti le note e le immagini dello spot Barilla girato nel 1966 dal regista Piero Gherardi  sul tetto delle aviorimesse Alitalia a Fiumicino, progettate dall'ingegnere Riccardo Morandi.

Eravamo troppo bravi per non attirarci l'invidia del mondo: il nostro cinema dominava la scena mondiale; l'Italia diventava un riferimento per l'architettura e il design internazionali, con opere e realizzazioni che suscitavano la curiosità e l'interesse di musei e collezionisti di ogni dove; ad Ivrea si progettava l'antesignano del personal computer, il primo vero calcolatore elettronico da scrivania; il chimico Giulio Natta inventava il Moplen, la plastica coloratissima che avrebbe invaso gli ambienti domestici e  di lavoro portando in pochi anni ad una autentica rivoluzione dei consumi, dei costumi, dei processi produttivi; la lira vinceva il prestigioso riconoscimento del Financial Times come moneta più stabile del mondo, autentico bene rifugio.

Bisognerebbe recuperare quello spirito,  riprenderci la sovranità monetaria, uscire dall'UE e dalla Nato, scacciare quei politici che operano indisturbati da troppo tempo per conto e sotto tutela di potenze straniere con licenza di oltraggiare la nostra millenaria civiltà, dilapidando ogni giorno di più, l'enorme patrimonio di cultura, stile, inventiva, genialità, laboriosità, accumulato con immensi sacrifici e tanta passione dai nostri nonni e padri.

Basterebbe  (solo) questo per rivivere momenti magici. 

Un nuovo miracolo economico all'insegna del genio italiano.


giovedì 3 febbraio 2022

Come sono caduti in basso...

Se la comunicazione mainstream utilizza il tempio assoluto dell'effimero, il Festival di Sanremo, per irridere le vittime dei farmaci genici, evidentemente è perché sente la necessità di impedire in ogni modo che sul tema si apra un vero dibattito, da cui già sa in partenza di uscire con le ossa rotte e... la credibilità sotto le scarpe!
Perciò è costretta a sviare l'attenzione generale dalla durezza dei fatti per puntare sulla sfera soggettiva delle persone, in modo che indirizzando la potente macchina del fango contro di queste, raggiunga pure l'obiettivo di far scomparire dai radar quella realtà, di cui sa di essere in buona parte responsabile.
Dall'oggettività di questioni che esigono un'attenta analisi scientifica e da cui però potrebbero  emergere pesantissime responsabilità sul piano penale e civile per alcuni uomini del nostro apparato istituzionale, si opta quindi per la via, molto più spiccia, del pubblico ludibrio nei confronti di chi ha il torto imperdonabile di averne fatto reiterata denuncia.
Si lascia quindi alla canea mediatica il compito di scatenarsi contro le vittime affidando a ciascun protagonista della scena un ben preciso ruolo.
A Fiorello e Amadeus  è toccata una delle parti più rivoltanti: prendersi gioco insulsamente delle vittime dei farmaci genici, attraverso un umorismo di plastica, congegnato ad hoc per oltrepassare il limite del cattivo gusto e sconfinare nell'abiezione.
Ovviamente, Fiorello e Amadeus ne sono lucidi interpreti  e, se sono arrivati a tanto, è perché hanno deciso evidentemente di anteporre la loro carriera professionale (e i conseguenti benefit) alla propria dignità, illudendosi così di preservare sia l'una che l'altra.
Hanno sicuramente sbagliato i calcoli dimostrando però di possedere una scorza abbastanza dura da non farsene soverchi scrupoli.
Del resto, si sa, il mondo dello spettacolo non è propriamente il regno delle anime candide e dei buoni sentimenti: il duo sanremese ha l'unico merito di avercelo confermato.

giovedì 27 gennaio 2022

Il castello di menzogne piano piano sta venendo giù. Aspettando Norimberga

Quanti si sono resi responsabili di aver procurato indicibili sofferenze alla popolazione con una continuativa condotta criminale nella convinzione dell'impunità e che hanno perseguitato nelle forme più abiette e malvagie gli ex complottisti, già no vax, ora no pass, cioè coloro che hanno cercato invano in ogni modo di farli ragionare appellandosi per ultimo al senso di umanità, dovranno pagare con pene esemplari per i gravissimi reati commessi, singolarmente ed in associazione.  

Il fatto che qualcuno di loro cerchi ora di tirarsene fuori alla men peggio, magari contribuendo fuori tempo massimo a far trapelare brandelli di verità, dopo mesi di spietata caccia alle streghe sostenuta da una violenta disinformazione e da una perdurante campagna di odio (basti pensare a cosa ancora ieri l'altro si sono permessi di minacciare in tv), non ne attenuerà nemmeno di un millimetro la posizione giudiziaria.

Per la maggioranza di loro la contestazione riguarda reati talmente gravi che nessuna pena sarà mai sufficiente a saldare il debito che hanno maturato nei confronti non semplicemente della collettività ma, davvero senza enfasi, del genere umano. 

Infatti solo tra qualche anno potremo valutare con precisione i contorni della strage che si sta consumando, di cui già ora emergono segnali allarmanti, per effetto di una politica sanitaria pervicacemente sconsiderata, basata esclusivamente sull'imposizione di massa di farmaci sperimentali attraverso pratiche ricattatorie e di discriminazione sociale che si sono tradotte nella negazione di diritti universali.  

Una nuova Norimberga attende costoro e noi tutti staremo in vigile attesa che giustizia sia fatta.

Fino in fondo.

lunedì 24 gennaio 2022

Per il Quirinale, l'ineffabile segretario del PD Enrico Letta sogna Draghi

Che la dirigenza del PD sia ormai completamente scollata dalla propria base elettorale e più in generale dai problemi dell'Italia è fatto notorio. 

Continua ad impressionare però la distanza persino psicologica che pure è confermata dall'ultimo intervento tv del suo segretario Letta: sembra un alieno, direttamente catapultato sulla Terra dal pianeta Marte. 

Ci fa sapere che se il PD avesse i numeri ci condannerebbe a Draghi, il commissario liquidatore del Paese, colui che in un solo anno è riuscito a distruggere ciò che restava del tessuto economico-sociale di quella che era fino a qualche anno fa la quarta potenza economica del mondo. 

Colpisce l'assoluta mancanza di sensibilità rispetto al cataclisma economico-finanziario che si sta abbattendo e deflagrerà nelle prossime settimane sulle famiglie italiane grazie ai servigi dell'uomo di Goldman Sachs, il quale agisce per conto della nomenklatura europea. 

Questa ha sempre tentato di affossarci, gelosa delle nostre enormi potenzialità culturali, intellettuali ed ambientali. 

Mario Draghi sta lì appunto ad assicurarsi che il cappio venga ben stretto attorno al collo del Paese, per poi lasciarci alle 'cure' del direttorio franco-tedesco che, tramite il Mes, ci assesterà il definitivo colpo di grazia. 

In questo quadro veramente fosco, abbiamo un personaggio, che la sera della vigilia delle Presidenziali, si presenta ad ora di cena in tv, scuro in volto, ad esternare la propria preoccupazione per il fatto che il PD non ha i numeri sufficienti per portare al Quirinale il 'vile affarista', come ebbe modo di appellarlo l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

Quando la realtà supera la più cupa immaginazione.

sabato 15 gennaio 2022

Caro Travaglio, riprenditi!

 


E’ scandaloso che Marco Travaglio, per demolire la gestione del governo Draghi, riesca ancora a dirci che i non vaccinati “sono solo uno dei tanti problemi che ci hanno portato a questo disastro…”.

Travaglio, tu che hai dichiarato di essere trivaccinato e di aver fatto pure il vaccino antinfluenzale, non riesci proprio a concepire per contrastare la pandemia altra dimensione che quella di continuare a sperimentare indiscriminatamente farmaci genici sulla popolazione?!

Eppure ormai lo sanno pure i sassi che i non vaccinati non sono mai stati un problema!

Piuttosto lo sono stati e continuano ad esserlo i vaccinati quali amplificatori del virus e delle sue nuove varianti: tutto ciò peraltro era chiaro sin dalla scorsa estate!

Bastava analizzare autorevoli studi pubblicati su riviste scientifiche di livello internazionale, senza avere gli occhi foderati di prosciutto.

Ma la tua brillantezza in tutto questo tempo deve essersi evidentemente inabissata perché insisti ancora a dare il tuo contributo di mistificazione a questa pericolosa narrazione.

Ormai è chiaro che i numeri del Covid sono stati tutti falsati, che il virus nelle nuove varianti colpisce in maniera massiccia proprio chi ha completato il ciclo vaccinale primario e chi si è sottoposto alla 3^ dose; che l’Italia, nonostante sia il grande paese europeo più inoculato, presenta oggi dati pessimi; che le reazioni avverse sono un’infinità (non vengono segnalate spesso neppure quelle gravi), e che spesso queste vengono dolosamente fatte passare come conseguenza del covid (e non dei farmaci genici, come dovrebbero essere classificate non fosse altro che per rigore scientifico!).

Ma adesso c’è di più: dopo aver escluso fascistamente dalla vita civile, sottratto il lavoro, ridotto alla fame, persone sane solo perché si sono rifiutate di fare da cavie, senza che tu ti sia mai sentito in animo di pronunciare una sola parola contro questi palesi crimini contro l’umanità, ieri un autorevole accademico su “Repubblica” (persino lì!…) ammette addirittura che i trivaccinati rischiano di aver eccessivamente stimolato il loro sistema immunitario, con il serio rischio di “portarlo allo sfinimento” (sic!) e la conseguenza di una maggiore esposizione a nuove infezioni virali rispetto ai non inoculati.

Ti renderai mai conto di quale pessimo servizio hai reso ai tuoi lettori per tutto questo tempo, né più né meno dei tuoi colleghi di La7, rete tv che ti tiene ospite fisso evidentemente a mo’ di specchietto per le allodole?

La gente si fidava di te … e tu con quale moneta l’hai ripagata?

Riprenditi, prima di farti travolgere dall’onda lunga della verità.

Che è lenta a partire ma quando finalmente si alimenta, prima piano poi in maniera sempre più impetuosa, spazza via ogni menzogna e chiunque abbia contribuito a propalarla!

domenica 26 dicembre 2021

Un anno fa il serpentone di auto dei Carabinieri annunciava l'arrivo del Dio Vax allo Spallanzani...

 

Con misure di sicurezza eccezionali, un anno fa il serpentone di auto dei Carabinieri annunciava l'ingresso all'ospedale Spallanzani di Roma del Dio Vax, sotto le sembianze di 9'750 fiale del siero genico Pfizer (per intenderci quello che doveva viaggiare a meno 80 gradi centigradi...)

Un anno dopo, la temperatura di trasporto e conservazione è stata portata miracolosamente a temperatura ambiente (prodigi della Scienzah...), le forze dell'ordine non scortano più la processione del Dio Vax, intenti come sono a controllare Green Pass, Super Green Pass e Mega Super Green Pass ai passanti che varcano la soglia di un bar o di un ristorante e... a Palazzo Chigi, magicamente, si è insediato il Governo dei Migliori.

Ci avevano preannunciato che, con l'avvento del Dio Vax, ci si spalancavano le Porte della Terra Promessa ed oggi possiamo finalmente gioire di averla finalmente raggiunta.

Viviamo un momento fiabesco, impensabile fino ad un anno fa, suscitando l'invidia del mondo...

PS: per informazioni dettagliate, rivolgersi all'eroe nazionale, Mario Draghi, ed agli Scienziahti della TV... con religiosa deferenza!

lunedì 20 dicembre 2021

Quando la classe non è acqua: superba prova di giornalismo di Corrado Formigli

 


Emblematica della qualità del giornalismo televisivo la serie di domande che Formigli pone al prof. Tutino, docente di Storia e Filosofia in un liceo romano, nel corso dell'ultima puntata di Piazza Pulita in onda il giovedì sera su La7.  
Il docente rifiuta di farsi iniettare il farmaco genico sperimentale, cosiddetto "vaccino anti Covid19". 
Il conduttore  parte subito alla grande: "Lei ha di che sopravvivere senza lo stipendio?".  
Ottima pure la seconda incursione: "Ma a lei, le fa proprio paura il vaccino?"  
Geniale poi la successiva osservazione: "Il problema è che lei potrebbe vaccinarsi e continuare la sua battaglia contro il Green Pass perché vaccinandosi potrebbe mettere in sicurezza le altre persone".
Ragionamento questo che non fa una piega, un capolavoro di coerenza logica. 
Purtroppo gli sfugge il piccolo dettaglio che è scientificamente falso che il vaccino metta in sicurezza le altre persone. Se ciò corrispondesse al vero, l'Italia con ormai il 90% di sierizzati, non dovrebbe chiudere di nuovo per Natale, dopo un anno dal MIRACOLO dell'apparizione sul pianeta Terra del Dio Vax.  
E quando il prof denuncia il ricatto a cui è stato sottoposto, Formigli cade dalle nuvole: Ohibò, ma "quale sarebbe il ricatto?!!"  
AAA. Cercasi volontario in grado di farglielo capire. Impresa titanica, offresi lauta ricompensa!   
Tant'è, subito dopo rilancia, com'è suo solito tenendosi il mento in mano, con quel suo tipico fare assorto da profondo, severo conoscitore dell'animo umano: "Ma qui non si tratta di un diritto individuale della propria sfera ma anche dei diritti degli altri..." 
E sbotta: "Ma ci sono stati 140'000 morti, professore!"  
Un'altra amnesia! Evidentemente Formigli ignora che dei 130'468 morti registrati nel 2020, solo il 2,89% dei decessi registrati dalla fine del mese di febbraio 2020 è stato dovuto direttamente al Covid 19: esattamente 3.783 (Rapporto ISS Ottobre 2021).  
Ed incalza: "Se lo ricorda nel 2020 per quanto tempo ci domandavamo: ma quando arriveranno questi vaccini?... Poi abbiamo gridato al miracolo. Oggi che ce li abbiamo, poniamo il tema che il vaccino è un'imposizione... in così poco tempo?"  
Evidentemente Formigli non sa neppure che contro sanitari, insegnanti, forze dell'ordine, il governo Draghi con il DL di fine novembre abbia lanciato l'ultimatum: "O vi vaccinate, conservando il posto di lavoro (dunque lo stipendio) o non lo fate e... finirete sotto un ponte (morendo di fame)!".  
Ma come si fa a chiamare imposizione cotanto gesto di generosità!  
Come non possiamo essere completamente d'accordo con lui? Che, da par suo, sferra l'attacco finale alle residue resistenze del docente di Storia e Filosofia: "Lei sta portando una battaglia personale ma ha smarrito il senso della collettività! E lo sa perché glielo dico? Lei è un professore amato a scuola. Non ha pensato che oltre al problema della sicurezza e della sanità, lei pone un problema alla sua classe, alla sua scuola perché toglie continuità d'insegnamento? Quindi fa una danno ad una piccola comunità, quella dei suoi studenti". 
Ha ragione Formigli: il prof viene cacciato dal governo Draghi ma la responsabilità è la sua, senza ombra di dubbio! 
Rammentiamocelo! Nella malaugurata ipotesi che subissimo una rapina, inutile andare a denunciare il fatto alla polizia: la colpa è la nostra, che abbiamo indotto il povero rapinatore a puntarci la pistola alla tempia per toglierci il portafoglio! Se glielo avessimo ceduto di nostra spontanea volontà non lo avremmo costretto a rapinarci.  
Ma che mascalzoni che siamo stati ad istigare al un reato un onesto rapinatore!!!  
Standing Ovation a Corrado Formigli, un grande professionista, protagonista ancora una volta di una superba lezione di giornalismo!!!

domenica 12 dicembre 2021

All'improvviso Landini inscenò lo sciopero generale: quando la spudoratezza supera ogni limite

“E' il momento che il mondo del lavoro venga ascoltato“, mentre il metodo finora utilizzato dal governo Draghi “è un modo per ammazzare la rappresentanza sociale, queste le parole pronunciate dal segretario generale della CGIL Maurizio Landini per rilanciare lo sciopero generale sulla Legge di Stabilità che ha indetto per il prossimo 16 dicembre.

Ma ad ammazzare la rappresentanza sociale ci ha pensato, sin dal principio del dicastero guidato dall'uomo di Goldman Sachs, proprio lo stesso Landini attraverso una protratta e vergognosa opera di fiancheggiamento del governo Draghi, giungendo persino al colpo basso di chiedere nel settembre scorso al premier l'imposizione dell'obbligo vaccinale ai lavoratori

In questo modo non solo pugnalando alle spalle ampie fasce dei suoi stessi iscritti ma assolvendo implicitamente il governo dalla disastrosa politica sanitaria che, dopo due anni, ci fa restare dentro il tunnel brancolando nel buio dell'emergenza senza soluzione di continuità. 

Peggio: appoggiando la sospensione dei diritti costituzionali sine die, peraltro senza che nulla sia stato fatto in concreto per venirne fuori se non continuare a terrorizzare la popolazione, perseguitare i medici e gli infermieri più coscienziosi e competenti; adesso prendendosela con le forze dell'ordine e i docenti. 

Mentre la piccola e media impresa è stata demolita sotto il suo sguardo compiaciuto. 

Da parte sua non una parola ha pronunciato per tutelare chi è stato oggetto di una vera e propria estorsione: o la borsa (il lavoro) o la vita (il farmaco genico sperimentale che può pure renderti invalido o, se ti dice proprio male, portarti nell'aldilà). 

Adesso l'ennesima mascalzonata: fare la sceneggiata per tentare di riconquistare il favore dei lavoratori.

Non saranno certo i lavoratori a sostenergli ancora questo spudorato,  peloso doppiogiochismo, per giunta rinunciando ad una giornata di salario. 

Le buffonate se le deve pagare lui, sommerso da una caterva di fischi.

domenica 11 novembre 2018

Zingaretti, le scuse, Sala e... la vergogna!

Nicola Zingaretti, candidato piddino alla segreteria, dopo l'assoluzione con formula piena della sindaca di Roma Virginia Raggi, invita i pentastellati a chiedere scusa per le accuse lanciate subito dopo ai giornalisti sulla condotta da loro tenuta per due anni e mezzo nell'informare i cittadini sul processo che ieri ha trovato il suo più scontato e auspicato epilogo.
Chiedere scusa di cosa? 
Di aver detto la verità: cioè, che in questi 30 mesi il mainstream ha cercato di infangare la sindaca con illazioni di ogni tipo, ovviamente rilanciando il peggio che veniva fuori dai social, cercando di comprometterne l'immagine pubblica e privata in modo che il M5S, di fronte a tanto accanimento, fosse costretto a scaricarla, a prescindere dalla sua condotta di Sindaco.
Un massacrante e ossessivo tiro al bersaglio a cui hanno partecipato in primis proprio le donne del PD che pure non perdono occasione, anche la più pretestuosa e forzata, per rimarcare l'intolleranza di genere, quasi a farne il motivo fondante della loro presenza in politica. 
Eppure quando si è trattato di infamare la Raggi non si sono tirate indietro spalleggiando il peggiore maschilismo, dimenticando che  così gettavano alle ortiche il loro millantato impegno militante.
Nel frattempo Zingaretti, evidentemente in preda all'amnesia, non prende le distanze, questa volta doverose, dalla infelice sortita di Beppe Sala, sindaco di Milano, che a proposito della proposta avanzata dal vicepremier Luigi Di Maio di restringere le aperture domenicali di negozi e centri commerciali, ha così commentato in un'assise pubblica ieri mattina alla Bicocca: "Se la vogliono fare in provincia di Avellino la facciano, ma a Milano è contro il senso comune. Pensassero alle grandi questioni politiche, non a rompere le palle a noi che abbiamo un modello che funziona e 9 milioni di turisti".
Ma forse a Zingaretti sono sfuggite (così vogliamo credere!) le parole sopra le righe, in salsa razzista, del sindaco di Milano!

Questi farisei meritano solo la nostra più sdegnata esecrazione.

venerdì 9 novembre 2018

Ecco perché domani la Sindaca di Roma ne uscirà a testa alta

Domani la sentenza stabilirà, ne siamo sicuri,  che Virginia Raggi è assolta perché il fatto non sussiste. 
La procura, che nel finale avrebbe dovuto sguainare un poker d'assi per ribaltare l'esito di un processo che è risultato in ogni fase dibattimentale sfavorevole all'accusa, se ne è uscita oggi con una testimonianza davvero debole: la deposizione di Romana Raineri, a suo tempo nominata dalla Raggi come capo di gabinetto.
Al tempo si seppe che pretendesse un emolumento assai più elevato di quello che invece le spettava, secondo il pronunciamento dell'Anac a cui la Raggi stessa si era rivolta per attendere lumi in materia. 
Ammesso e non concesso che in Campidoglio comandasse Raffaele Marra, non si capisce perché proprio la Sindaca si fosse rivolta a Raffaele Cantone, per stabilire l'inquadramento della Raineri. 
Le cronache del periodo registrano numerose esternazioni di quest'ultima alla stampa con cui si difendeva dalle accuse del PD sul suo stipendio, ritenuto troppo alto, sostenendo che 193'000 euro lordi fossero appena 21'000 euro in più rispetto allo stipendio che percepiva a Milano, ovvero un'aggiunta di soli 10'000 euro netti con cui copriva le spese di trasferimento e di soggiorno a Roma. 
Ma a seguito del parere richiesto proprio dalla Raggi a Cantone, il 31/08/2016, venne fuori che l'inquadramento e la retribuzione del capo di gabinetto doveva essere più basso, cioè in base all'art. 90 del TU degli Enti locali con cui la magistrata era stata inquadrata (ruolo degli uffici e del personale) e non, per la retribuzione, in base all'art. 110 (ruolo dirigenziale): ovvero non 193'000 euro ma 130'000! 
Quindi ben inferiore a quanto percepiva da magistrato a Milano! 
Non a caso 24 ore dopo, la Raineri si dimise. 
Ecco spiegato il motivo perché ce l'ha tanto con la Raggi! 
Conclusione: la Sindaca ne uscirà a testa alta.
A meno che qualcuno, dalla politica, non voglia ritornare in partita per via giudiziaria, dal momento che non c'è alcuna prova documentale o testimoniale contro la Sindaca.
Se ciò avvenisse, saltando le evidenze processuali, trascinando la lotta politica sin dentro le aule di Giustizia, sarebbe prima che scandaloso addirittura eversivo.
Speriamo che prevalga, con lo stato di diritto, il buonsenso.

giovedì 8 novembre 2018

Poveraccio... adesso aiutatelo!

Stavolta Repubblica ha mantenuto un minimo di deontologia professionale, non affogandosi a pubblicare una notizia che aveva tutto il sapore della fake news.
Non ci voleva molto: perché era inverosimile che qualcuno potesse pronunciare parole come quelle, attribuite a Rocco Casalino, portavoce della Presidenza del Consiglio, se non in un particolare contesto: appunto, un'esercitazione teatrale!
La cosa disperante è che il PD si è buttato a corpo morto sulla bufala, uno spezzone video di 14 anni fa, a conferma che a Largo del Nazareno sono ridotti alla disperazione: neppure hanno aspettato che la loro Pravda desse fuoco alle polveri!
Un minimo di circospezione avrebbe dovuto suggerire a Renzi di pazientare un attimo, verificando di persona come fosse possibile che Repubblica si fosse perduta un'occasione tanto ghiotta. Spalare fango sul M5S, in modo peraltro così comodo e a costo zero, senza la necessità di spendere denari per sguinzagliare giornalisti alla ricerca della pistola fumante, magari in polverosi archivi catastali, come accaduto due giorni fa per il vicepremier Luigi Di Maio: tentativo, anche quello, andato a vuoto miseramente.
No! Matteo da Rignano, non poteva aspettare!
Come un pugile ormai alle corde, si è subito catapultato al centro del ring, sperando di giocare sull'effetto sorpresa per ribaltare così, all'ultima ripresa, una stagione politica davvero tremenda per lui. 
Così, non solo ha lanciato i suoi bravi all'arrembaggio, silurando Casalino via Facebook, ma, di fronte alla secca smentita di quest'ultimo, corroborata da numerose  e autorevoli fonti, non ha arretrato di un millimetro, ribadendo via tweet, la richiesta di dimissioni.
Coprendosi, ancora una volta di ridicolo: insomma, ko tecnico.
Poveraccio, adesso aiutatelo!
Stavolta Repubblica ha mantenuto un minimo di deontologia professionale non affogandosi a pubblicare una notizia che aveva tutto il sapore della fake news.
Era inverosimile che chiunque potesse pronunciare parole come quelle se non in un particolare contesto: appunto, un'esercitazione teatrale.
La cosa disperante è che il PD si è buttato a corpo morto sulla bufala, uno spezzone video di 14 anni fa, a conferma che  lì sono ridotti alla disperazione: neppure hanno aspettato che la loro Pravda desse fuoco alle polveri!
Un minimo di buonsenso avrebbe dovuto suggerire a Renzi di pazientare un minuto prima di dare avvio all'ennesimo attacco suicida contro il M5S.
Invece non solo ha lanciato i suoi bravi all'arrembaggio, silurando Casalino via Facebook, ma, di fronte alla smentita, non ha arretrato di un millimetro, ribadendo via tweet, la richiesta di dimissioni.
Poveraccio, aiutatelo!

lunedì 5 novembre 2018

Perché sospendere i termini di prescrizione dopo il giudizio di 1° grado è doveroso


Sospendere i termini di prescrizione dopo il giudizio di 1° grado è un intervento legislativo doveroso e quanto mai auspicabile. Perché la prescrizione deve essere l'eccezione, panacea terminale di una macchina della giustizia malata e che va risanata, e non la speranza a cui aggrapparsi come alla dea bendata.
Quello che bisogna prefiggersi è accelerare l'iter processuale, migliorando l'organizzazione degli uffici giudiziari e rimpinguando gli organici.
Se l'ingolfatura avviene in Cassazione, sarà il caso di aggiungere alle attuali sette sezioni ordinarie almeno altre tre di nuova attivazione per smaltire il pregresso e razionalizzare l'organizzazione del lavoro per il futuro.
A quel punto molti imputati, capita l'antifona, si risparmierebbero il ricorso in Cassazione non potendo più contare sulla gligliottina della prescrizione; e il carico di lavoro per la suprema Corte si normalizzerebbe.
Basterebbe che il provvedimento sulla prescrizione sancisse una sorta di "whatever it takes", ovvero 'come Stato di diritto, faremo di tutto sul piano degli investimenti e della gestione delle risorse umane affinché ogni cittadino rinviato a giudizio lo ottenga presto e definitivo, in tempi certi e contingentati'.
L'impostazione di Palma e Becchi, autori di un intervento su Libero di ieri 4 novembre, invece, adombra implicitamente che la tutela dell'imputato non sia prioritariamente quella di migliorare le procedure e di arrivare presto alla definizione delle sue responsabilità ma consista piuttosto nel lanciargli in extremis la ciambella di salvataggio del 'fuori processo': cosa che prefigura un privilegio per chi può permettersi di tirarla a lungo, contro ogni ragionevole evidenza già emersa in dibattimento, spendendo senza risparmio sulle spese legali e giudiziarie.
Mentre il cittadino senza santi in paradiso, che già oggi riesce a malapena a sopravvivere in tempi tanto difficili, è costretto a rinunciarvi.
Un evidente schiaffo al principio costituzionale di uguaglianza dell'art. 3 della Costituzione: a proposito di ciò che sostengono gli autori dell'eventuale incostituzionalità di una norma che sospenda i termini di prescrizione in 1°grado...
E tale iniziativa del ministro della Giustizia, il deputato del M5S Alfonso Bonafede, ovvero la statuizione di una giustizia veramente uguale per tutti (a prescindere dal portafoglio!), sarebbe una "follia da malati di giacobinismo"?
In tanto tra pochi giorni godiamoci la prescrizione dei reati per i responsabili in 1° grado della strage di Viareggio... Le famiglie delle vittime sicuramente festeggeranno perché è stato salvaguardato il principio della "ragionevole durata"!

sabato 27 ottobre 2018

Quando Travaglio scantona...

Travaglio ogni tanto per segnare una equidistanza da tutti, anche dal M5S, si avventura in questioni che sono mille miglia lontane dalle sue competenze e pensa di poter parlare di economia con la stessa sicumera con cui affronta le problematiche della giustizia e della lotta alla criminalità organizzata. Ma, purtroppo per lui e per noi, non è così.
Nell’editoriale odierno ha preso un'enorme cantonata: attaccare Di Maio quando il capo 5Stelle ha ragioni da vendere contro Draghi, non solo è ingeneroso ma è platealmente sbagliato.
Non si è mai visto un banchiere centrale parlare di continuo come fa Draghi, per giunta a mercati aperti, prendendo posizioni di indirizzo politico che evidentemente non gli appartengono.
Se lo spread è a 300 è perché la BCE, di cui lui è governatore, non sta facendo il suo dovere di banca centrale, che istituzionalmente deve gestire il rischio dell’instabilità monetaria, lavorando in silenzio dietro le quinte, senza lanciare intimidazioni a mezzo stampa come ha fatto lui qualche giorno fa contro l’Italia. Se poi vuole dare un onesto e disinteressato consiglio al governo italiano, alza il telefono e chiede che gli passino Palazzo Chigi: non fa sparate in conferenza stampa, annunciando che chiuderà i rubinetti.
E’ così evidente che Mario Draghi è una parte importante del problema e non la soluzione che sentire Travaglio incensarlo, lascia attoniti e stizziti.
E finiamola di pensare che Draghi ha salvato l’Italia con il QE!! Eventualmente egli ha salvato (momentaneamente!) l’euro, perché la crisi innescata dal Fondo Salvastati, il Fiscal compact e tutte le folli iniziative che l’Europa ha varato per far recuperare i crediti che Germania e Francia vantavano con la Grecia, dopo la bufera americana del 2008 e l’enorme esposizione debitoria delle banche tedesche in derivati e altri titoli tossici, ha bloccato l’Eurosistema. E il QE non ha aiutato l’Italia ma ha cercato di rianimare un sistema monetario che resta senza futuro.
Travaglio dovrebbe studiare invece di alzare il ditino anche in temi su cui la sua ignoranza si taglia, purtroppo per il malcapitato lettore, a fette.

domenica 23 settembre 2018

Rocco Casalino, la macchina del fango e... l'idropulitrice di Byoblu

Il fuorionda pubblicato da HuffPost di Rocco Casalino non solo non scandalizza ma corrobora la sensazione, molto diffusa tra la gente, che finalmente, cacciati gli oligarchi (ovvero farisei e mercanti dal tempio), si possa iniziare una stagione di riforme in campo economico che restituisca ai cittadini il diritto di tornare al centro dell'attenzione delle Istituzioni e di non sentirsi più, come purtroppo è sempre accaduto finora, l'ultima ruota del carro, semplicemente un limone da spremere, il cui succo a null'altro deve servire che a consolidare la rendita di potere della nomenklatura: di destra o di sinistra che sia, non fa differenza.
Sentire parole autentiche, ancor di più in quanto carpite da una conversazione privata, non può che giovare allo spirito e rinvigorire le speranze di un vero cambiamento, malgrado i vecchi poteri si giochino adesso tutte la carte ancora in loro possesso per ostacolare questo processo e mettersi di traverso.
Ma in questa partita costoro non possono più spendere sul tavolo di gioco la carta più importante: quella della democrazia, formidabile asso pigliatutto. 
Perché i cittadini gli hanno voltato le spalle. Anche grazie all'informazione che fa pulizia di Byoblu!

venerdì 7 settembre 2018

Una fake news dall'Ansa calda calda...

Borsa Milano in rosso (-4%) con Atlantia

 

Ecco una fake news. L'Ansa titola alle ore 18,51 "Borsa Milano in rosso (-4%) con Atlantia", ma la Borsa di Milano scende appena dello 0,39%.
A leggere il contenuto si capisce che Milano, in una giornata molto contrastata per tutti i listini, non è poi stata la peggiore in Europa e che lo spread è addirittura migliorato, sceso a 249 punti.
Purtroppo, vari aggregatori di notizie la rilanciano in rete senza fare una doverosa minima verifica e così stasera non si può fare a meno di parlare del profondo rosso della Borsa di Milano.
E' accettabile tutto ciò?

mercoledì 5 settembre 2018

No, Travaglio, neppure stavolta il PD ha ragione!

Questa volta non siamo d'accordo con Travaglio.
Il ministro Toninelli, che ha denunciato 'pressioni interne ed esterne' subìte contro la revoca delle concessioni ad Autostrade, non necessariamente deve rendere pubblici autori e contenuti di tali pressioni. Al contrario: è nella sua responsabilità e discrezionalità di ministro decidere liberamente che rilevanza darne. E' ovvio, che se queste si fossero estrinsecate in minacce (sia pure velate), dovrebbe rivolgersi di corsa alla magistratura.
La polemica finisce qui.
Ovviamente non si tratta, come dice Travaglio, di  'lanciare il sasso e nascondere la mano e il caso che finisce a tarallucci e vino, senza colpevoli né innocenti.' Ci si chiede, anzi, come Travaglio possa scivolare logicamente sulla classica buccia di banana lanciata a bella posta dal PD.
Il ministro Toninelli ha, per trasparenza, denunciato in Parlamento il clima pesante in cui è costretto a lavorare dopo il crollo del ponte, che la dice lunga sulla situazione politicamente disastrosa in cui le Istituzioni sono state trovate dal governo gialloverde, venticinque anni dopo l'inchiesta di mani Pulite. Che, al di là dei risvolti giudiziari, avrebbe dovuto restituire un messaggio chiaro all'opinione pubblica: la res publica è dei cittadini, e va tenuta fuori dagli appetiti e dalle contese di clan e cordate politico-imprenditoriali; mentre le Istituzioni devono essere collocate in una posizione di rispetto, lontane da queste dinamiche clientelari, in una condizione di assoluta terzietà e di serenità nell'azione di indirizzo politico.
Dalle parole del Ministro, ci rendiamo conto, ancora una volta, che non è così: purtroppo! Quanto al fatto che il ministro, tra le sue prerogative, abbia quella di scegliersi la propria squadra e rimuovere coloro che agiscono nel suo dicastero in dissonanza dalle sue linee guida, la cosa è pacifica e non vale la pena di scomodare monsieur de La Palisse.
Ed è sorprendentemente ingenuo da parte dello 'scafato' Travaglio ritenere che tali pressioni si siano necessariamente tradotte in fattispecie di reato o in comportamenti apertamente illeciti: il problema, evidentemente, è molto più sottile e coinvolge spesso aspetti culturali piuttosto che burocratico-amministrativi.
Ha fatto benissimo Toninelli a lanciare l'altolà ed a sottolineare che simili comportamenti non verranno più tollerati. Senza la necessità di ricorrere ad un giudice.
L'idea sottintesa da Travaglio che la magistratura possa essere il deus ex machina della decadenza italiana è semplicemente ridicola.
E il caso Finocchiaro, di queste ore, lo conferma in modo eclatante.

mercoledì 15 agosto 2018

Il ponte Morandi: l'11 settembre del sogno europeo

Adesso che il ponte Morandi è venuto giù portandosi dietro la vita di decine di vittime innocenti, alle famiglie delle quali va tutta la nostra vicinanza, è partito un vergognoso scaricabarile da parte del mainstream che tende a minimizzare le responsabilità politiche per quanto accaduto sostenendo che, eventualmente, la responsabilità della cattiva manutenzione ricade sulla società Austrade per l'Italia del gruppo Benetton. 
Ma costoro hanno volutamente la memoria corta: perché la società Autostrade era di proprietà statale, dell'Iri, ed è stata prima quotata in Borsa nel 1987 per poi essere privatizzata nel 1999 dal governo D'Alema, con il regalo dell'allungamento della durata delle concessioni autostradali da 30 a 50 anni (governo Berlusconi). 
Risultato: scarsa manutenzione e utili spropositati per il gruppo (ora con gli spagnoli di Abertis si chiama Atlantia). In 6 anni la famiglia Benetton ha quadruplicato l'investimento iniziale. 
La responsabilità di quanto accaduto ieri è di un'intera classe politica, di centrodestra e di centrosinistra, che hanno cavalcato a partire dagli anni '80-'90 il mito delle privatizzazioni selvagge, sostenendo che per salvaguardare gli equilibri di bilancio pubblico imposti dall'UE (parametri di Maastricht), si dovesse fare cassa. 
Così è avvenuta, con il plauso generale di PD e FI, la più colossale svendita ai privati dei principali servizi e delle infrastrutture pubbliche italiane, che il Paese aveva messo su con decenni di sudore e sacrifici, a partire dal secondo dopoguerra. 
Chi non ricorda i famigerati "capitani coraggiosi" partiti all'assalto della Telecom? 
Ancora oggi costoro, nonostante la clamorosa sconfitta del 4 marzo, insistono nel perorare una dissennata politica delle privatizzazioni, facendo credere che la gestione privatistica sia più efficiente e migliore qualitativamente per il Paese. 
Il degrado attuale dei servizi telefonici, elettrici, ferroviari, autostradali, di tutte le infrastrutture che fanno quotidianamente il Paese reale, sta a lì a smentirli, in modo clamoroso e definitivo. 
Pagheranno mai costoro per il tradimento ordito ai danni dei cittadini e che ha trovato ieri solo l'ennesima, tragica, manifestazione? Ieri si è consumato, nell'incredulità sgomenta di un'opinione pubblica disinformata (richiamando le parole del videoblogger Claudio Messora), l'11 settembre del 'sogno europeo'.

domenica 12 agosto 2018

L'insostenibile leggerezza del non essere: la fine malinconica del PD



Quando, qualche giorno fa, in Parlamento si è visto sventolare dai banchi dell’opposizione il foglio di carta a4 con su scritto "-80'000 #bybyelavoro" all’approvazione del decreto dignità, si è avuta la misura della distanza che separa il PD dalla vita degli Italiani: costoro non rappresentano più nessuno se non se stessi, tanto da non poter scendere in strada a giustificare il loro gesto se non sotto una selva di fischi. Così abissale è il solco che li divide dalle vite dei cittadini normali che sembrano finti in quello sventolìo, in quell’agitarsi all’apparenza in difesa di interessi, quelli dei lavoratori, che hanno contribuito a affossare, sistematicamente, per anni.
Rivediamola quella scena: spiega molto più di mille editorali che cosa significhi per una forza, tradizionalmente di ‘sinistra’, il PD, aver abbracciato a corpo morto la causa della grande finanza internazionale, in barba ad ogni principio di lealtà e di coerenza e di adesione ad una tradizione culturale prima ancora che sociale.
Quando si perde la memoria e il senso della propria funzione storica, si smarrisce la propria identità, si diventa come marionette che seguono un copione scritto da altri e mai compreso fino in fondo, si ride quando per coerenza si dovrebbe essere tristi e inquieti, ci si acconcia a gitanti della domenica, scadendo nel farsesco e nell’isteria nel momento in cui si dovrebbe manifestare con austerità tutto il proprio sdegno e dissenso, ci si atteggia a figuranti incontenibili del solito talkshow televisivo mentre si scopre nuda la propria cattiva coscienza.

mercoledì 1 agosto 2018

I dolori del piddino


Cos'abbia voluto  esprimere Gennaro Genna nel suo intervento odierno su l'Espresso non è chiaro: la sua pare un'allucinazione  suscitata dallo smacco subito il 4 marzo.
Un viaggio psicanalitico  dentro lo shock di quella notte, da cui evidentemente non si è più ripreso.
L'odierno  dramma dei piddini: vivono in una dimensione che non è più la loro,  rifiutano il mondo attorno, covano un risentimento nei confronti del  prossimo, colpevole di aver infranto i loro sogni nutriti fin dalla più tenera età: la cosa pubblica che è tale solo perché la gestiscono loro,  la democrazia che è tale se il popolo vota per loro, altrimenti  l’Italia si trasfigura in "territorio melodioso di odii sotterranei, che  esplodono in ascessi giganteschi e subitanei"
Riecheggiano bolse le pagine di Musil nella Vienna che si risveglia senza qualità alla caduta dell'impero asburgico.
Ha da passà 'a nuttata: ma stavolta la notte piddina rischia di non passare.

domenica 8 luglio 2018

Tutta colpa della xylella? La 'dimostrazione scientifica' millantata da Repubblica non c'è mai stata

Oggi appare un bel pezzo sul Fatto di Laura Margottini. Provo a sintetizzarlo.
E' assodato che la xylella sia la causa della malattia? NO!
Esiste un'unica pubblicazione del dicembre scorso relativa ad un esperimento fatto solo su una quarantina di piante con risultati tutt'altro che conclusivi.
Mentre il rapporto dell'Efsa a cui fa riferimento Repubblica non è stato sottoposto a peer review (ovvero difetta del primo requisito necessario di scientificità).
Non parliamo poi di ciò che scrive l'Accademia dei Lincei nel 2016 (secondo riferimento del quotidiano di L.go Fochetti), in mancanza a quei tempi anche semplicemente di una (!) pubblicazione scientifica che lo sostenesse.
Secondo il monitoraggio della Regione Puglia, oggi, su 350'000 ulivi della zona interessata, la xylella è riscontrata solo nell'1,8% dei casi: un po' pochino per dichiarare urbi et orbi il nesso batterio-malattia.
In California, ad esempio, nel 2014, per un fenomeno analogo, gli scienziati controllarono su quanti esemplari sintomatici fosse presente il batterio. E conclusero che con una percentuale del 18% (dieci volte il dato pugliese!) non si poteva affermare che la xylella fosse la causa della malattia degli ulivi.
Fin qui il pezzo della Margottini.
Ma adesso urgono diverse riflessioni.
I poveri di spirito che hanno ingiuriato del tutto gratuitamente Beppe Grillo dovrebbero adesso cospargersi il capo di cenere e invocare col capo chino la sua pietà e misericordia per tanta serva cattiveria ed ignoranza.
Ma si capisce come ci sia soprattutto da interrogarsi su come sia potuta succedere una cosa simile: bersagliare Grillo semplicemente perché, pubblicando sul suo blog un pezzo di una nota giornalista tedesca, ha dato spazio ai mille dubbi che il problema della malattia degli ulivi pugliesi ha messo in luce. 
Primo fra tutti il fatto che fosse sufficiente che il mainstream abbracciasse pregiudizialmente una tesi perché si scatenasse la canea e tanti teppisti si fiondassero contro Grillo, reo solo di aver invitato la gente a tenere gli occhi aperti. 
Ma sorge pure un'altra più drammatica questione: come mai i media hanno dato per certa una spiegazione della malattia degli ulivi che è ancora tutt'altra che validata scientificamente? 
Come mai hanno condiviso da subito, senza un minimo di analisi critica, la soluzione più costosa e devastante per le ricadute ambientali che comporta l'uso massivo di pesticidi, di recente messi al bando della UE per la loro pericolosità, e l'eradicazione di centinaia di migliaia di piante con conseguente perdita irrimediabile di un patrimonio unico di biodiversità, cultura, paesaggio, tradizioni agronomiche, prodotti agroalimentari tipici, rapporti sociali, come quello rappresentato dalla penisola salentina?
Tutto questo è di una gravità per la nostra tenuta democratica che definire estrema ed inquietante appare probabilmente ancora troppo limitativo.